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QUATTRO CHIACCHERE CON L’ABISSO: La Hall of fame della letteratura mondiale, una proposta più sensata del Nobel a Bob Dylan

Il Nobel a Bob Dylan ha scatenato reazioni contrastanti.

Per quanto possa essere d’accordo sul fatto che Bob Dylan può essere considerato il più
grande cantautore vivente, il suo Nobel è una triste fotografia dei nostri tempi.

Se pura le musica potesse essere considerata letteratura e se pure Dylan ne avesse scritta di davvero profonda e importante, e sono due grossi se, premiare qualcuno che scrive testi della durata di tre/cinque minuti retti su una bella musica è l’esempio dell’illetterazione dei nostri tempi e, fondamentalmente, di quanto non importi più un cazzo a nessuno di ascoltare delle belle storie.

Detto questo, sinceramente solo per far rodere quelli che hanno difeso fino alla morte il Nobel al cantautore1, nel post voglio parlare di tutt’altro.
Non dell’insensatezza del Nobel per la letteratura a Bob Dylan, ma dell’insensatezza del Nobel per la letteratura in generale.

La riflessione è nata parlando con alcuni amici, in luoghi lontani nel tempo e nello spazio. Data la vastità della letteratura, gli effetti che ha sulle persone, l’enorme numero di autori importanti in campi diversi e per motivi diversi, come si può ritenere valido un premio simile? nobel-768x768
Un premio che canonizza un solo scrittore ogni anno, a fronte, magari, di un centinaio che hanno avuto altrettanta importanza?
Tutto ciò è ridicolo per il semplice fatto che la scelta non avviene, e non potrebbe avvenire in nessun caso, per meriti meramente letterari, ma principalmente politici.
Un autore che scrive in un paese in guerra, uno che si è battuto contro il potere, o Bob Dylan, ma la letteratura non è solo lotta politica.

Parlando del premio, quindi, mi è venuta in mente la WWE, la lega di Wrestling, e la sua Hall of Fame, dove ogni anno vengono inseriti i wrestler che più hanno dato a quello sport, ma il concetto è esteso in molti campi e precedente la lega di Vince McMahon.

hall_of_fameLe Hall of fame vengono “utilizzate” in molti ambienti, come lo sport e la musica, e la prima fu addirittura dedicata ai personaggi storici che hanno dato lustro all’America, la Hall of Fame for Great Americans.
Sport, musica, grandi uomini che hanno contribuito alla grandezza dell’America. Cos’hanno in comune queste categorie? Il fatto che premiare una sola persona all’anno sarebbe ridicolo, per il semplice fatto che sono categorie così vaste, così antiche e piene di così tante persone che hanno contribuito in maniera così diversa che un singolo premio alla carriera, ad una sola persona tra le tante, sarebbe impensabile.

Quindi perché farlo per la letteratura?
Un piccolo numero di Hall of Fame è presente in giro per il mondo. Quella canadese, quella newyorkese, quella americana, ma non ce n’è nessuna che possa competere col Nobel.
Uno scrittore all’anno, più o meno ogni anno, a fronte di centinaia di scrittori che hanno contribuito allo sviluppo della letteratura, delle storie, della narrazione e della lettura.
Ha senso, tutto ciò?
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1 Oltre al fatto che, non vorrei dire, lui se ne sbatte profondamente. Sono giorni che i parrucconi dell’accademia lo cercano, e lui è in giro a fare concerti. Così si fa!

Quattro chiacchere con l’abisso: Jumanji e la stupidità dei liberali

Qualche giorno fa è uscita la prima foto dal set del nuovo Jumanji:

 

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Ora, il primo Jumanji è uno dei film con cui sono cresciuto da bambino, l’ho amato e non sono scandalizzato dal fatto che ne faranno un altro.
Detto questo, la follia critica dei fan per il sequel è stata subito sostituita, dopo l’uscita della foto di cui sopra, dalla follia del politicamente corretto. Karen Gillian è stata attaccata per i vestiti che indossa, probabilmente troppo succinti agli occhi di gente che non ha più sensibilità nelle mani.

Ma non voglio parlare di questo, perder tempo a spiegare come e perché gente simile abbia troppo tempo libero sarebbe uno spreco, qui vorrei solo far notare come, se al posto di sbraitare come scimmie ci si fosse messi un secondo a riflettere, la foto rappresenti alla perfezione quelli che sono, o che dovrebbero essere, i personaggi.

Partiamo dagli attori comici della situazione, Kevin Hart e Jack Black.
Entrambi sono vestiti in modo “Ridicolo” per far risaltare le caratteristiche tipiche degli attori.
Kevin Hart è piccolino e la spalla comica che si mette in ridicolo, in effetti indossa uno zaino enorme, abiti che fanno risaltare la sua piccola stazza e accessori (Il cappello, il fazzoletto rosso, il binocolo) che lo fanno risaltare rispetto agli altri in modo esagerato.
Jack Black, viceversa, è molto grosso, e grasso, e spesso interpreta parti di personaggi ridicoli che si prendono o si vogliono far prendere sul serio: la camicia stretta e i tasconi fanno risaltare la sua pancia e i suoi abiti stretti e “composti”, insieme agli occhialini e al cappello tipici di una tradizione di avventurieri “d’accademia”, rimandano sia alla sua presunta serietà e sono quasi ridicoli nel loro insieme.

Ora passiamo a quelli che dovrebbero essere i protagonisti del film, The Rock* e Karen Gillian.
The Rock è l’uomo forte e pronto a tutto, la persona seria rispetto agli altri due: inutile spiegarlo, abiti adatti alla situazione, comodi e utili, ma allo stesso tempo che fanno risaltare i suoi muscoli e i suoi tatuaggi.
Karen Gillian probabilmente è la ragazza intrappolata nel gioco, ma non una damigella in difficoltà, ed è bellissima: anche qui c’è poco da dire, gli abiti di scena mostrano le sue forme, ma allo stesso tempo riportano alla mente eroine dure e pure come Lara Croft, in grado di cavarsela da sole in ogni situazione.

La sintesi è che sono costumi di scena, servono al film, ci sono validi motivi per cui gli attori sono vestiti in quel modo anche se il motivo è semplicemente quello di mostrare la bellezza di un’attrice o il corpo statuario di un attore**, questo bigottismo dell’ultim’ora è semplicemente ridicolo.

Anzi, ci sarebbe anche una versione più sintetica della situazione, come ha esposto un amico: “Sì, ma si sa che i liberali sono così, litigano su tutto e su chi è più progressista. Capiscono solo le botte.”

Andate a guardare il film se vi piace, non ci andate se non vi piace, ma evitate di sembrare degli stupidi, non è bello. 

L’Abisso vi saluta, non abbiate paura di fissarlo, magari ci trovate qualcosa di interessante.

Domenico Attianese


*Chiunque senta il bisogno impellente di specificare che si chiama Dwayne Jhonson può risparmiarselo.

**Chissà perché nessuno si è mai scandalizzato per le centinaia di scene di attori senza maglietta nei film supereroistici.

Quattro chiacchiere con l’Abisso: John Carpenter Live

Oh, eccoci qui al primo appuntamento con la nuova rubrica, che è stata quasi un parto. Decidere di cosa parlare, decidere come chiamarla, decidere come impostarla…alla fine ho deciso che tratteremo di qualunque cosa mi passi per la testa, più o meno, anche se questa è stata la prima e più facile decisione.

Per il nome, beh, la storia è lunga e magari la racconteremo un’altra volta, ma è apparso quasi all’improvviso, forse proprio perché il soggetto del primo articolo sarebbe stato il Maestro dell’Horror John Carpenter. Nulla di più adatto per iniziare.

E allora su, iniziamo queste quattro chiacchiere.

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Ci sono molte cose che possono trasformare un pigro mercoledì in un giorno fantastico: alla porta vi appare il corriere di Amazon, sorridente e con un enorme scatolo di roba che attendevate da ben 24 ore; vi ricordate che di sera, per cena, vi aspetta la pizza di quella pizzeria fuori mano che però sa farla buonissima oppure scoprite che John Carpenter non solo verrà a fare una tappa del suo tour in Italia (Voi lo sapevate già che era a Torino e vi stavate organizzando), ma verrà anche a Roma, due giorni dopo e a due passi da voi!

Cosa fare, quindi, se non comprare di volata i biglietti, ovviamente alla minima distanza possibile dal palco, e attendere con ansia il giorno del concerto ascoltando in loop le colonne sonore dei suoi film?

John Carpenter, oltre ad aver girato quasi una ventina di film, di cui la maggior parte cult horror che sono riusciti a sopravvivere ai decenni in maniera spettacolare, è anche un compositore.

Ha infatti composto, o co-composto, le colonne sonore di molti suoi film e nel 2014 gli è venuta la brillante idea di iniziare a fare sul serio in questo campo e ha pubblicato il suo primo CD di inediti, intitolato “Lost Themes”.

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Il successo fu talmente grandioso che il Maestro presa una decisione che avrebbe reso felice tutti i suoi fan: suonare musica dal vivo, il che ci porta al 2016, non solo l’anno di “Lost Themes 2”, sempre insieme a Cody Carpenter, il figlio, e Daniel Davis, ma anche al tour che l’avrebbe portato qui, in Italia.
Ovviamente, quando uno come Carpenter fa una cosa simile, si inizia a ragionare sulle implicazione meta-artistiche di una simile impresa: l’influenza della musica sul cinema e del cinema sulla musica, la trasformazione delle colonne sonore dal film al live, il processo creativo…ma tutto questo è nulla in confronto all’emozione e alla potenza di una sua esecuzione dal vivo.

Il concerto, il secondo in Italia dopo quello di Torino, si è tenuto lo scorso 28 agosto, all’Auditorium Parco della Musica nella sala  Santa Cecilia, in una sala gigantesca e sorprendentemente piena* e percorsa da fremiti d’eccitazione quasi palpabili. Sembrava di essere in un alveare quando, all’improvviso, le luci calano, tutti si siedono in silenzio e attendono l’entrata del maestro accompagnandolo con scroscianti applausi.

Lo spettacolo è stato, non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo, stupendo. Carpenter e i suoi ragazzi alternavano pezzi delle colonne sonore dei suoi film ( “Fog”, “Il Seme della Follia”, “La Cosa”, “Grosso guaio a Chinatown” ed “Essi Vivono”, solo per citarne qualcuno) con proiezione di parti degli stessi a pezzi provenienti dai suoi due album, il tutto con un perfetto gioco di luci, o nebbia nel caso del pezzo da “Fog”, che ha reso il tutto incredibile.

Sarei stato lì altre due ore, le cose belle durano sempre troppo poco anche se da un certo punto di vista è stato un bene, visto che di fianco a me c’era un tizio che non è stato fermo un secondo, era l’unico che, in tutto l’auditorium, si agitava come se l’avesse morso una tarantola.

Snervante, ma non è riuscito a rovinare l’atmosfera e l’esperienza, anche perché ci sarebbero riuscite ben poche cose.

Nota a margine, al concerto ho finalmente conosciuto di persona due amiche che con cui fin ora avevo solo interagito via web: Lucia Patrizi, la signora e padrona de “Ilgiornodeglizombie” (Splendido blog cinematografico, andateci.) e Flavia Federico, si, la tizia che gestisce questo posto.

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Lucia è stata risparmiata da questa gogna pubblica, almeno sul blog!


L’Abisso vi saluta, non abbiate paura di fissarlo, magari ci trovate qualcosa di interessante.

 

*La mia sorpresa, e il mio disprezzo verso l’umanità, derivano dal fatto che quando mi chiedevano chi sarei andato ad ascoltare il dialogo andava più o meno in questo modo

«Il concerto di chi?»
«John Carpenter! Non vedo l’ora!»
«Chi?»
«Il regista, suona pure!»
«Chi?»

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